Attività occasionale senza la partita Iva

(Fonte: Il sole 24 ore  – 22/04/2013)

Il settore del bed and breakfast non trova un’organica disciplina a livello nazionale, demandata dalla legge quadro n. 135 del 29 marzo 2001 alla potestà normativa delle singole Regioni. Attualmente, le pertinenti legislazioni locali prevedono, per l’avvio e lo svolgimento dell’attività, procedure amministrative alquanto semplificate, cui generalmente corrisponde un analogo riconoscimento sotto il profilo tributario. L’amministrazione finanziaria, infatti, si è occupata con due risoluzioni (180/E/1998 e 155/E/2000) di questo comparto economico, escludendo la soggettività imprenditoriale (con partita Iva) del contribuente persona fisica che lo intraprende, purché egli assecondi due sostanziali condizioni: saltuarietà delle prestazioni di servizio e assenza di mezzi organizzati. In proposito, si evidenzia che le Regioni qualificano l’attività ricettizia come b&b se per il suo svolgimento vengono impiegate stanze (e correlati posti letto) in un numero non superiore a quello prefissato dalla rispettive leggi. Inoltre, nell’unità abitativa viene solitamente presupposta la presenza del proprietario che, nell’assistere gli ospiti, si avvale eventualmente di altri componenti del proprio nucleo familiare. Tuttavia, questi compendiati requisiti amministrativi assumono soltanto un valore di indizio circa il rispetto del perimetro, come sopra delineato, ai fini tributari, dall’amministrazione finanziaria. Secondo la quale, il numero delle stanze utilizzate non comporta in sé alcuna implicazione fiscale (essendo quindi ammissibile lo svolgimento dell’attività in unità immobiliari di particolare ampiezza, quali dimore storiche, castelli e similari), come pure non rileva la consistenza economica dei beni e/o del numero dei soggetti impegnati nel disbrigo dei servizi (ad esempio, oltre ai parenti del proprietario si ritiene che possano essere occasionalmente impegnati anche soggetti terzi rispetto al nucleo familiare), purché il loro utilizzo non sia organizzato in modo stabile e professionale. Pertanto, se nel corso dell’anno risulta verificato il parametro della discontinuità (ovvero, dell’occasionalità) nell’erogazione delle prestazioni, il contribuente è esonerato dall’attivazione della partita Iva e da tutte le implicazioni formali (registri, libri contabili eccetera) e sostanziali che da essa scaturiscono.

Il regime fiscale

In questo contesto occorre tuttavia adempiere a tutti gli ordinari obblighi impositivi ai fini Irpef, consistenti nel dichiarare i proventi, così realizzati, come redditi diversi, derivanti da attività commerciale non esercitata abitualmente (lettera i, comma 1, articolo 67, Tuir). Essi vanno trascritti nel quadro RL – sezione IIA – di Unico persone fisiche (in alternativa, è utilizzabile anche il modello 730, quadro D, rigo D5) e assoggettati a tassazione al netto delle spese inerenti. In via di principio, queste ultime sono tutte quelle che si rendono inevitabili per lo svolgimento dell’attività (comma 2, articolo 71, Tuir), come ad esempio approvvigionamenti di generi alimentari, materiale per la pulizia e suoi addetti, utenze domestiche. In particolare, in relazione ai costi sostenuti per l’acquisto di beni destinati a essere utilizzati per più anni (quali, ad esempio, mobilio, attrezzatura da cucina) e che assumono, quindi, valenza di oneri a carattere pluriennale, la deduzione sarà fatta secondo un criterio di proporzionalità in ciascun periodo d’imposta, eventualmente mutuando la tempistica dei piani di ammortamento prevista in via ordinaria, per tipologia di bene, dal Dm 31 dicembre 1988. Nonostante la snellezza degli adempimenti formali, è comunque necessario che il contribuente, soprattutto ai fini di un controllo fiscale, si doti di un seppur minimo supporto documentale, predisponendo un bollettario madre-figlia per quietanzare l’incasso dei singoli corrispettivi (è dovuta eventualmente l’applicazione di una marca da bollo di 1,81 euro per importi superiori a 77,47 euro). Parimenti, egli dovrà procurarsi e conservare la documentazione concernente le spese effettuate, come fatture, scontrini, bollette e ogni altro documento funzionale allo scopo.

Bed and breakfast su misura per ogni Regione.

Dall’analisi delle normative che disciplinano l’apertura di un bed and breakfast emerge come ogni Regione abbia regolato in modo diverso questa forma di alloggiamento turistico, internazionalmente conosciuta come servizio offerto da privati che mettono a disposizione di ospiti paganti camere della propria abitazione, offrendo anche la prima colazione. Le Regioni in genere consentono di esercitare l’attività di bed and breakfast solo come attività saltuaria, non imprenditoriale, all’interno dell’abitazione di residenza e con un numero limitato di stanze/posti letto. Ma, a seconda della Regione, questi limiti possono essere superati, arrivando anche a consentire l’utilizzo di abitazioni diverse dalla propria residenza o prevedendo classificazioni – del tutto simili a quelle previste per le strutture ricettive professionali – in base ai servizi/strutture offerti. Regole diverse, infine, anche per le caratteristiche delle camere, l’offerta della prima colazione e le sanzioni previste. Vista la grande diversità delle regole applicabili (si veda la tabella a centro pagina), prima di intraprendere un’attività di bed and breakfast si consiglia di contattare lo sportello Suap (sportello unico attività produttive) del Comune per approfondire gli adempimenti richiesti.
La Scia
In tutte le Regioni, l’attività può essere avviata immediatamente presentando una Scia (segnalazione certificata di inizio attività) al Suap del Comune in cui viene aperto il bed and breakfast. La Scia varia da Regione a Regione, così come gli allegati richiesti. Si può passare dalla sola planimetria dell’abitazione al contratto di proprietà o di affitto, per arrivare fino alla copia della polizza di assicurazione di responsabilità civile a favore dei clienti. L’invio della Scia e della documentazione è sempre telematico, di norma attraverso un apposito portale Internet. In alcuni casi, tuttavia, i Comuni possono ancora consentire l’invio della documentazione via e-mail a un indirizzo di posta elettronica certificata (Pec).
I costi
I Comuni possono applicare un diritto di istruttoria per la gestione della Scia. L’importo è stabilito dall’ente. Nei Comuni esaminati a campione, i diritti richiesti variano dai 30 ai 150 euro.
L’attività
Nella maggior parte delle Regioni l’attività non viene considerata d’impresa, quindi non è necessario possedere partita Iva (si veda articolo a fianco) né iscriversi al Registro delle imprese presso la Camera di commercio. Tuttavia, alcune Regioni consentono anche l’attività imprenditoriale.
Tutte le Regioni richiedono che il titolare dell’attività sia in possesso dei requisiti morali richiesti dal Tulps (Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza) e dalla normativa antimafia. Il possesso dei requisiti viene attestato tramite un’apposita autocertificazione presente nel modello Scia.
Di norma, viene chiesta anche la residenza (o il domicilio durante il periodo di apertura) presso la struttura del titolare. Alcune Regioni consentono però la residenza anche in altri immobili vicini al bed and breakfast ed è comunque sempre richiesta la reperibilità.
La struttura
Tutte le Regioni chiedono che gli immobili utilizzati per il bed and breakfast siano in regola con i requisiti urbanistico-edilizi, igienico-sanitari e di sicurezza prescritti per le abitazioni e individuano dei requisiti minimi delle stanze. È prevista una superficie minima in rapporto ai posti letto e può essere chiesta la presenza di alcuni arredi di base. Gli ospiti devono inoltre poter accedere alla propria stanza senza attraversare altre camere da letto o di servizio destinati alla famiglia o ad altri ospiti. Anche i bagni devono offrire attrezzature minime (vasca da bagno o doccia, specchio con presa di corrente, lavabo, water eccetera) e almeno un bagno a uso esclusivo degli ospiti quando viene superato un certo numero di stanze o posti letto.
Di norma viene chiesta la pulizia quotidiana dei locali, mentre il cambio della biancheria può avvenire con cadenza diversa (ad esempio almeno due volte alla settimana) e sempre a ogni cambio dell’ospite.
La colazione
Nel servizio di bed and breakfast, la prima colazione è sempre compresa, ma le Regioni prevedono modalità di somministrazione diverse. In genere è prevista la sola somministrazione di prodotti senza manipolazione (eventualmente solo riscaldati). In alcuni casi, poi, è richiesto che i prodotti provengano dal territorio regionale.
Limiti e prezzi
Alcune Regioni limitano a periodi inferiori all’anno l’apertura dell’attività. Allo stesso modo esistono limitazioni per il periodo di alloggio di un medesimo ospite.
I prezzi applicati devono sempre essere comunicati all’ente indicato dalla Regione (ad esempio, Provincia o Comune) ed essere esposti all’interno della struttura.
Alcune Regioni prevedono un apposito marchio identificativo – da esporre nella struttura – per l’ospitalità offerta dai bed and breakfast. In altri casi, viene prevista una classificazione della struttura sulla base dei servizi offerti. In genere, le leggi Regionali vietano l’utilizzo di una stessa (o simile) denominazione all’interno del medesimo Comune. Inoltre, la denominazione non deve creare confusione sulla tipologia della struttura o l’eventuale classificazione.
Gli ospiti
Anche i bed and breakfast, come le altre strutture ricettive, sono tenuti a comunicare alla locale autorità di Pubblica sicurezza le generalità degli ospiti.
Le sanzioni
L’importo delle sanzioni previste per la violazioni alle leggi regionali variano sensibilimente. Sono previste sanzioni per l’esercizio abusivo dell’attività, per il superamento della capacità ricettiva consentita, per l’applicazione di prezzi diversi da quelli comunicati e per l’omessa esposizione delle informazioni obbligatorie (tabella dei prezzi, copia Scia, eventuale marchio regionale o classificazione assegnata).

I riferimenti normativi(in formato Pdf, tratti dalle banche dati Lex24 e Sistema24Edilizia)