ABBAV Meet-up, i risultati del Questionario

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In data 22 Agosto 2019, durante un incontro con le strutture ricettive del veneziano, ABBAV ha sottoposto ai presenti un questionario per raccogliere dei dati essenziali a comprendere meglio il ruolo delle attività turistiche extralberghiere nell’economia locale, le modalità in cui è strutturata l’offerta, l’entità del recente calo delle prenotazioni registrato a Venezia e l’impatto del crescente fenomeno della destinazione degli immobili all’uso turistico su problematiche correlate quali la disponibilità degli immobili per altri usi o la residenzialità.

È emerso che chiudere gli appartamenti locati ai turisti non li farà locare ai potenziali residenti (locali), se non in minima parte ed a canoni di mercato (attuali) che non sono quasi mai alla portata degli interessati.

La preferenza degli operatori sembra rivolgersi alle locazioni transitorie (fino a 18 mesi, con necessità di documentare l’esigenza transitoria), evidentemente incompatibili con chi vuole trasferire la residenza, o ad opzioni come lasciare vuoto l’appartamento o venderlo.

Tra le principali conseguenze dovute ad un eventuale limitazione delle attività turistiche, si delineano chiaramente le seguenti:

  1. Mancato aumento degli immobili destinati a locazioni di lungo termine, con conseguente fallimento del fine dell’amministrazione di incrementare la residenzialità.
  2. Diminuzione dell’offerta di lavoro e di indotto diretto ed indiretto.
  3. Riduzione dei residenti, migliaia dei quali sono attualmente impiegati in via principale o integrativa nel Turismo.
  4. Aumento degli appartamenti vuoti, che andranno – come successo in passato – gradualmente in rovina, creando rischi per l’incolumità delle persone e peggiorando la qualità del contesto urbano.

Analisi dei dati emergenti dal questionario

Organizzazione delle attività turistiche

Oltre l’80% dei gestori che hanno risposto hanno una o più strutture ubicate nel Centro Storico, mentre il 15% dei rispondenti ha un’attività in terraferma.

Una porzione rilevante dei rispondenti – circa il 60% – svolge la propria attività come occupazione principale, mentre per la porzione rimanente l’attività turistica rappresenta una forma integrativa del reddito.

Spicca anche il dato relativo agli operatori professionali – ossia muniti di P. IVA – che si attesta al 32%, decisamente in crescita rispetto agli anni passati.

La struttura più diffusa è la locazione turistica (80% circa), con il Bed & Breakfast a seguire (16,5%). Il dato non sorprende, dal momento che la delibera n. 25 del 15/06/2017 “Provvedimenti per la tutela dell’integrità fisica, funzionale e sociale della Città Antica” rende estremamente difficile l’apertura di strutture diverse dalle locazioni.

Investimenti per la ristrutturazione degli immobili a Venezia

Ben il 70% tra i rispondenti ha effettuato delle ristrutturazioni più o meno consistenti per immettere l’immobile sul mercato. Di questi, il 79% ha investito in ristrutturazioni fino al 50% del valore di mercato dell’immobile.

Da questi dati è possibile evidenziare come l’utilizzo degli immobili per finalità turistiche comporti in maniera pressoché sistematica l’investimento di somme talvolta anche piuttosto considerevoli, che generano un indotto per l’economia locale.

Indotto che, nonostante la continua crescita, contestuale alla crescita del numero di attività, troppo spesso non viene adeguatamente preso in considerazione e valorizzato.

Come emerge, poi, dal quesito n. 8, un simile indotto non sarebbe stato generato nel caso in cui gli immobili venissero destinati alla locazione di medio o lungo periodo: il 62,7 % dei rispondenti ha, infatti, dichiarato che non avrebbe sostenuto tali spese di ristrutturazione per destinare i propri immobili alla locazione di medio/lungo periodo.

Opportunità di lavoro e incentivo per l’economia locale

Restando in tema di indotto, oltre il 50% dei rispondenti si avvale di collaboratori di varia natura per la gestione della propria attività, creando di conseguenza numerose opportunità di lavoro. Ben il 56,8% arriva ad avere dai 2 ai 4 collaboratori diretti.

Tra le tipologie di collaboratori spiccano in primis i dipendenti, impiegati nel 52,3% dei casi, ed i collaboratori appartenenti al nucleo familiare (40,9%). Numeri che denotano delle realtà locali organizzate, seppure piccole, che in caso di limitazioni verrebbero fortemente penalizzate, portando ad una diminuzione drastica dell’offerta di lavoro.

Come evidenziato al quesito n. 27, la quasi totalità degli operatori (94,1%) è concorde nel ritenere che eventuali restrizioni o limitazioni alle attività turistiche possano incidere negativamente sulle opportunità lavorative nel veneziano.

Se, infatti, si guarda al dato che vuole la maggioranza degli operatori come occupati in via principale dalla propria attività turistica e lo si rapporta

  1. all’elevata percentuale di operatori che si avvalgono di collaboratori diretti nella gestione della propria attività
  2. all’elevato numero di investimenti in ristrutturazioni, che creano un indotto considerevole per artigiani e altre attività locali
  3. alla valorizzazione, rivitalizzazione e sostegno dati, dalle strutture extralberghiere, alle attività commerciali e artigianali di quartiere con coinvolgimento, a tutti i livelli, dell’economia locale cittadina e dei suoi operatori

è chiaro che la limitazione delle attività turistiche avrebbe delle gravi conseguenze a domino sull’intera economia cittadina.

Calo delle prenotazioni

Negli ultimi 6-12 mesi il 67,1% degli operatori ha riscontrato un calo delle prenotazioni. I dati evidenziano che il 56,5% degli operatori ha riscontrato un calo con punte che raggiungono anche oltre il 50%.

Gli operatori imputano il calo principalmente all’aumento della concorrenza da parte di nuove strutture alberghiere (49,4%) ed extralberghiere (63,5%), ma risaltano anche, tra le ragioni, il deterioramento dell’immagine internazionale di Venezia (32,9%), la cattiva amministrazione della città e del suo patrimonio (36,5%) e la riduzione della propensione alla spesa da parte dei turisti (30,6%).

In ogni caso, il dato relativo al calo è piuttosto allarmante, soprattutto se si considera che Venezia non è affatto meno affollata. È ragionevole ipotizzare che, anche rapportando il dato alla costante diminuzione del numero di pernottamenti medio dei turisti a Venezia, la città stia diventando sempre più una metà per escursionisti e “mordi e fuggi”, con ovvie conseguenze negative legate al solo sterile affollamento, senza alcun vantaggio per la città, i suoi abitanti e le sue attività economiche.

Alternative alla destinazione degli immobili all’uso turistico

In caso di chiusura dell’attività, il 31,8% degli operatori destinerebbe l’immobile alle locazioni transitorie, mentre solo l’8,2% riterrebbe conveniente destinare l’immobile alla locazione di lungo periodo.

È evidente, dunque, che l’obiettivo di limitare le locazioni turistiche per aumentare il numero di immobili destinati ai residenti, perseguito dall’attuale amministrazione, non sarebbe concretamente raggiungibile.

Dopo aver evidenziato alcuni aspetti poco noti e svantaggiosi delle locazioni transitorie (obbligo di applicare i canoni conformi agli accordi territoriali, obbligo di documentare l’esigenza di transitorietà, rischio di conversione del contratto in 4+4 in caso di mancata osservanza dei precedenti obblighi) e delle locazioni di lungo periodo (morosità degli inquilini, spese giudiziarie, costi di ripristino, tassazione dei canoni non percepiti), il 35,8% degli operatori si è detto “non più convinto” della alternativa all’attività  turistica indicata qualche domanda prima.

A ciò si aggiunga che il 62,4% dei rispondenti è consapevole che cessando la propria attività non sarebbe in grado di coprire le spese di mantenimento dell’immobile (IMU – TASI – tasse – manutenzioni ordinarie e straordinarie – eventuale mutuo/affitto – prestiti).

Gli stessi operatori ritengono che, in caso di restrizioni o limitazioni alle attività turistiche, le alternative siano principalmente quelle della vendita dell’immobile (55,3%) o della chiusura dell’immobile (55,3%), senza che venga utilizzato se non occasionalmente dal proprietario.

L’elevata percentuale di operatori che cercherebbe di vendere l’immobile evidenzia  il rischio concreto di un pericoloso crollo del valore degli immobili, dovuto ad un’eccessiva immissione di immobili sul mercato.

Infine, come risulta dal quesito 27, i rispondenti sono in gran parte convinti che una politica limitativa possa addirittura incidere negativamente sul numero residenti a Venezia.

Alla luce dell’elevato numero di gestori che esercitano la propria attività in via principale e del consistente numero di collaboratori diretti e indiretti che lavorano anche grazie a questo settore, non si può negare che l’indotto generato dal Turismo sia un motivo per rimanere a Venezia.

Network

Tra le possibili soluzioni al problema del calo delle prenotazioni e delle crescenti commissioni di Booking.com, ABBAV ha iniziato a vagliare l’ipotesi di creare dei network tra operatori.

I network sono delle reti più o meno grandi, composte da soggetti che operano in settori collegati tra loro, che consentono di scambiarsi informazioni, esperienze e clientela e che si basano sul rapporto fiduciario tra i componenti e sulla peculiarità dei servizi offerti.

L’iniziativa sembra aver riscosso un certo interesse tra gli operatori, che si sono dimostrati disponibili a collaborare attivamente alla creazione delle reti.

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